Press "Enter" to skip to content

Glifosato, Monsanto e le Ong: come funziona la guerra dell’informazione

Roma, 21 ott – Nonostante mezzo secolo di scandali e molteplici cause legali, la Monsanto continua a dominare il mercato, in particolare conducendo una guerra della informazione contro i suoi detrattori, guerra della informazione che si coniuga in modo sinergico con il suo lobbismo.

Come, noto il glifosato è l’insetticida più utilizzato al mondo (130 paesi e 750 prodotti) ed è di proprietà del colosso multinazionale. Il brevetto è diventato oggetto di pubblico dominio nel 2000, tanto che attualmente è prodotto e utilizzato sia per l’agricoltura che per la lotta alle erbe infestanti in ambiente urbano. In Europa, le autorizzazioni all’immissione in commercio per questo tipo di prodotto devono essere rinnovate ogni 15 anni. Ebbene: al fine di prendere una decisione in merito al periodo 2016-2031, l’Unione europea ha dovuto affrontare profonde divergenze. Divergenze prima tra i ministri europei dell’agricoltura e quelli dell’ambiente, ma anche manovre lobbistiche da parte di quelle multinazionali che vogliono prendere il posto sul mercato internazionale del glifosato e azioni di guerra informativa da parte delle Ong contrarie al suo uso. A tale proposito Greenpeace, Avaaz, Amici della Terra e Terra Open Source hanno sistematicamente presentato studi scientifici che mostrano i potenziali effetti negativi e cancerogeni del glifosato sull’uomo e sull’ambiente. Ciò ha costretto la Monsanto a rimuovere la menzione “biodegradabile” sul Roundup.

Ma come hanno agito concretamente le Ong? Innanzitutto hanno cercato di influenzare l’opinione pubblica, sperando che questa fosse in grado di esercitare un impatto diretto o indiretto sui responsabili politici attraverso una ampia campagna informativa sui loro siti Internet. In secondo luogo,hanno organizzato eventi facendoli amplificare dai media per condizionare i decisori politici.

Un esempio di questo modus operandi è stato posto in essere dalla ong Avaaz, che ha organizzato manifestazioni di proteste a Bruxelles durante il periodo di negoziazione del glifosato nel maggio 2016, insieme alla consegna di una petizione firmata da quasi 1,4 milioni di persone al Parlamento europeo. L’Ong ha anche usato le sue migliaia di membri meno attivi (coloro che si accontentano solo delle azioni da casa) per incoraggiarli a inviare messaggi e chiamate ai membri del parlamento europeo. Secondo la valutazione fatta dalla Ong queste azioni hanno contribuito a cambiare la posizione dei paesi che erano piuttosto favorevoli al glifosato come Italia, Germania, Austria, Grecia, Portogallo, Svezia e Stati Uniti. Quanto a Greenpeace, questa da un lato ha condotto un’offensiva informativa sia promuovendo petizioni che comunicando alla opinione pubblica i risultati dei report dell’ OMS, dall’altro, approfittando della decisione della IARC di portare una denuncia contro la Monsanto negli Stati Uniti sotto forma di una class action dei lavoratori agricoli, è stata in grado di fare declassificare dei documenti interni a Monsanto che hanno evidenziato il tema della pericolosità del glifosato.

Naturalmente i gruppi industriali, attraverso l’uso professionale del lobbismo, hanno organizzato una vasta ed articolata campagna contro informativa attraverso il Glyphosate Task Force, sottolineando come le valutazioni condotte dalle autorità regolatorie di tutto il mondo per oltre quaranta anni hanno confermato che il glifosato non rappresenta un rischio inaccettabile per gli esseri umani, gli animali o l’ambiente. Inoltre la Task Force, grazie alle capacità nel contesto della guerra informativa di Richard Garnett capo della stessa, è stata in grado di mettere in evidenza la presenza di una forte politicizzazione nelle inchieste contro il loro prodotto e soprattutto è stata in grado di sottolineare l’assenza di una reale alternativa al glifosato.

Leggi anche – Il caso Monsanto-Bayer. Ecco come si condiziona la società civile

L’esito di questa ampia e articolata guerra informativa è stato quello di indurre l’Unione Europea a estendere l’autorizzazione all’immissione in commercio di questo prodotto per soli 18 mesi nonostante i precedenti scandali come la condanna nel 1996 da parte del procuratore di New York a una multa di $ 50.000 e alla rimozione delle false dichiarazioni sul diserbante Roundup e nonostante il documentario canadese The Corporation,che racconta come la Monsanto nel 1997 fece pressioni su Fox News (di proprietà del miliardario Murdoch) per evitare che la trasmissione rivelasse i pericoli del Posilac- somatotropina ricombinante per la crescita bovina. Ebbene questa inchiesta giornalistica, che avrebbe dovuto essere investigativa ed autonoma, non fu mai pubblicata e i suoi autori furono licenziati da Fox news.

In ultima analisi, nel contesto della guerra economica, l’uso della guerra informativa si rivela sempre più rilevante per influenzare e orientare la società civile e la classe politica intorno a questioni cruciali.

Giuseppe Gagliano

L’articolo Glifosato, Monsanto e le Ong: come funziona la guerra dell’informazione proviene da Il Primato Nazionale.

Leggi l’articolo completo cliccando qui.

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *